giovedì 31 maggio 2007

Lingua e integrazione in Svizzera:un modello interculturale

Sin dall' inizio delle prime Raccomandazioni Federali sulla scolarizzazione dei bambini stranieri in Svizzera da parte delll'E.D.K. - Conferenza dei Direttori Cantonali della Pubblica Istruzione ( 1972 ),il mondo dell' emigrazione ha potuto conoscere le peculiarità del sistema scolastico elvetico che, in ossequio al principio del federalismo,affida ai singoli Cantgoni (ventisei) l' elaborazione e l'attuazione della politica scolastica.
Non va dimenticato che la Confederazione non ha,come altri Paesi europei, un ministro della cultura nè

lingua e integrazione scolastica

Gli studi sulla lingua nel contesto migratorio fanno parte di un gruppo di lavori linguistici ( cfr.bibliografia di riferimento) svolti in Europa da ricercatori e linguisti sull' insegnamento della lingua materna o d' origine e sullo sviluppo del bi-plurilinguismo nella scuola primaria.Le bibliografie di riferimento sono disponibili nel citato nostro lavoro su " insegnamento della lingua italiana in Europa"(1997-2001),come pure nel recente"Insegnare la lingua italiana-Plurilingui-smo e contesti multiculturali. Il caso Svizzera " (2005) ,Accanto agli studiosi italiani,come mo-strano gli studi di Massino Vedovelli,linguista e Rettore dell'Università per Stranieri di Siena (http://www.unistrasi.it/ ),occorre riferirsi anche alle ricerche di Cummins,Genesee,Mc-Cornack,Gogolin,Reich ed altri citati nella bibliografia.

Per noi e per molti studiosi è ormai cosa normale fare riferimento all' attuale modello di scuola svedese ed all' esperienza delle scuole bi-trilingui che da decenni in molti Stati gli organi dell'Unione Europea sostengono. In entrambe, le esperienze e le adeguate metodologie di sviluppo linguistico cercano di raggiungere per il giovane d'origine straniera quell'integrazione scolastica che garantisce un efficace sviluppo della sua personalità e della sua dimensione interculturale.Più lingue e più culture nella scuola di oggi -afferma il prof.Buschor-,capo del Dipartimento dell' Istruzione del Cantone Zurigo- si muovono e si sviluppano in modo intenso,per cui il plurilinguismo e le competenze multiculturali sono una qualificazione chiave nella formazione dei giovani. In questo contesto i c o r s i di lingua e cultura materna sono una risorsa educativa.integrata nella scuola dell'obbligo e che ne completa la funzione.

Per scienza e per esperienza professionale anche noi siamo convinti di ciò e sosteniamo da decenni l' utilità dell'insegnamento della lingua materna nelle classi multilingui proprio perchè essa rappresenta una risorsa efficace per l'integrazione,anche se siamo consapevoli che nella realtà la diversità,la pluralità e l'eterogeneità non incontrano sempre interesse e consenso.E' sempre attuale il motto diffuso in Svizzera da parte dell' E.K.A.-Commissione federale per gli stranieri -durante le molteplici iniziative in favore dei giovani d'origine straniera :" Den Auslaender nicht assimilieren,sondern eingliedern ". In questa direzione ha avuto molto successo in Svizzera,diversamente da quello che altri Paesi non hanno attuato,l 'iniziativa di grande valore democratico e comunicativo verso i luoghi dove (il Comune) vivono e si incontrano fondamentalmente e quotidianamente sia svizzeri che stranieri : la diffusione di un libretto che ,in diverse lingue, presenta gli aspetti socio-culturali della vita nella comunità locale e i modi per facilitare la partecipazione e piena integrazione. (Handbuch"Auslaender in der Gemeinde").

La prassi educativa in molte scuole multilingui ha consolidato due principi fondamentali che dovrebbero trovare un adeguato riscontro nelle scuole dei Paesi con elevata presenza di alunni d' origine straniera: il primo riguarda lo studio della lingua e cultura d'origine che ,sin dalla scuola dell' infanzia e fino al termine della scuola secondaria ,viene riconosciuto e valorizzato nel curriculum scolastico locale; il secondo riguarda il fatto che,per lo studio della lingua materna,diversamente da quello che sostengono alcuni insegnanti,non si creano né disagio né sovraccarico linguistico (Ueberlassung ). Si deve invece parlare,per coerenza pedagogica e linguistica, dello sviluppo di un equilibrato bilinguismo/biculturalismo che costituisce un grande vantaggio linguistico,sociale e comunicativo per la futura professione del giovane d' origine straniera.viga


martedì 29 maggio 2007

modello interculturale " St.Johannes"- BS

Quanto abbiamo presentato in precedenza sulla scolarizzazione ed integrazione degli alunni di origine straniera nelle scuole svizzere ha bisogno ora di un quadro statistico sulle presenze di questi alunni ( percentuali superiori ad altri Paesi europei) e di un conseguente modello scolastico di riferimento,che può essere nel nostro caso il modello interculturale,denominato "St.Johannes", pensato per risolvere i problemi di classi con oltre il 30 % di scolari stranieri e di garantire l'insegnamento della lingua materna ( o d' origine),integrato nei piani didattici della scuola locale.
Q u a d r o s t a t i s t i c o
I dati certi che utilizziamo,disponibili presso l'Ufficio Federale di Statistica di Neuchatel, si riferiscono all' anno 2003 per i vari ordini di scuola,sia per gli alunni svizzeri che per quelli stranieri.
Nel 2003 le scuole svizzere sono state frequentate da un totale di 1.275.804 alunni, dei quali
284.041 erano stranieri,pari al 22,3 % del totale.Ecco il prospetto riassuntivo seguendo gra -
dualmente dal basso gli ordini di scuola con il totale degli alunni ,degli svizzeri e stranieri e
con la relativa percentuale :
""Scuola dell'infanzia 155.879 in totale -114.596 -svizzeri 41.283 stranieri - con il 26,5 %
" "Scuola primaria 811.279 in totale 621.245 -svizzeri 190.034 stranieri - con il 23,4 %
"( scuole speciali (49.921........ (27.058) "......... (22.864) stranieri - con il 45,8 %
""Sc.sec 2.grado 308.746 " .......... 256.922 ".......... 52.724 ............. - con il 17,4 %
Totale ......... 1.275.904 ...........991.863 ...........284.041........................ 22,3 %
Rispetto all' anno precedente si registra un aumento degli alunni stranieri pari al 2 %
(+ 5.473 alunni),mentre gli studenti svizzeri sono diminuiti. Nella scuola dell'obbligo u n
alunno su quattro è straniero (23,4 % )e nelle scuole ad insegnamento speciale si registra un'altissima presenza di alunni stranieri /45,8%).
Tra i vari gruppi nazionali, il più numeroso è quello degli emigrati provenienti dall' ex Jugoslavia ( 93.045 -comprendente Croazia,Slovenia,Bosnia-Erzegovina e Serbia-Montenegro), seguono gli italiani con 43.318 presenze ,portoghesi con 30.656,turchi con 22.047 e spagnoli con 11.770.
Nel loro insieme questi gruppi etnici rappresentano in Svizzera oltre il 70% della popolazione scolastica straniera.
I l m o d e l l o St. Johammes - BS
Il quadro statistico su presentato -con la percentuale media del 22,3% di alunni stranieri - fornisce una base concreta per conprendere la situazione determinatesi nel Cantone di Basilea-città - BS -quando nelle sue scuole la quota è salita oltre il 30 % sul totale degli alunni frequentanti la scuola dell' obbligo. Specificamente per queste scuole viene concepito e realizzato il cosiddetto "Modello St.Johannes" che,con i suoi obiettivi e metodologie, può essere anche oggi proposto come valido ed estensibile modello interculturale per le classi multilingui,con rilevante presenza di alunni stranieri.
Il Dipartimento dell' Educazione del Cantone di Basilea-città,agli inizi degli anni ' 90, in presenza del forte aumento degli alunni d' origine straniera sia nella scuola dell' infanzia che in quella dell' obbligo,presenta un'apposita relazione sulla difficile problematica che i docenti devono affrontare(" Die Schulung der Fremdsprachigen Kinder im Kanton B.S." )e chiede l' intervento del Consiglio dell'Educazione per
- l'organizzazione di un apposito settore pedagogico di sostegno alle scuole ed ai docenti interessati ((Paedagogisches Institut -Fremdsprachenpaedagogik )
- la formazione di un gruppo di lavoro con esperti di settore
- la programmazione e il sostegno di interventi interculturali nelle scuole interessate
Il gruppo di lavoro elabora subito un piano di interventi che si rivolgono a tre settori problematici e principali per l'attività interculturale:
- settore della formazione dei docenti delle scuole primarie
- settore della sperimentazione nelle scuole prescelte
- settore del coordinamento delle risorse e delle iniziative interculturali
I dirigenti scolastici di Basilea prendono atto del massiccio aumento dei bambini d' origine straniera nelle scuole dell' infanzia e nelle scuole primarie ,con percentuali di frequenza che vanno dal 30 al 36 % del totale degli alunni.
In questo quadro critico il gruppo di lavoro di Basilea,dopo aver fatto una distinzione tra "Auslaenderpaedagogik " e "Interkulturelle Erziehung ", definisce il piano degli interventi istituzionali che il Cantone intende attuare nei diversi settori,comprese le risorse finanziarie da impiegare :
A - Settore Kindergarten : nelle scuole dell' infanzia si realizzano progetti-pilota con insegnamento bilingue e con insegnanti bilingui (tedesco-italiano , tedesco-spagnolo,...,con un rapporto equilibrato tra lingua materna e lingua locale. Si evidenzia l' importanza di un'alfabetizzazione anche nella lingua materna.
B . Settore della scuola primaria: si avvia il progetto-pilota "Kooperation mit auslaendischen
schen Lehrkraeften " nella scuola St.Johannes,organizzando corsi intensivi di formazione per gli insegnanti . Si dà una nuova organizzazione ai corsi di lingua materna - gli H.S.K.-Kurse -
che vengono integrati nel piano d' insegnamento settimanale di ogni classe
C- Settore delle scuole secondarie : come abbiamo presentato nel nostro citato lavoro(cfr.
Insegnamento ...pag.114-124)gli interventi interculturali riguardano la Realschule,la Sekundarschule 2.,il Ginnasio e la scuola commerciale e professionale.
In questo settore,tutti gli insegnanti,locali e stranieri,hanno seguito corsi intensivi di due/ tre settimane riguardanti le tematiche dell' intercultura e dell' integrazione scolastica.
Per le caratteristiche metodologiche ed organizzative della sperimentazione basilese si rimanda alla lettura delle citate pagine e alla relazione conclusiva del Dirigente scolastico basilese. Qui preme sottolineare il fatto che la lingua e la cultura delle diverse comunità straniere (albanesi,italiani,spagnoli,turchi,serbo-croati,..) residenti nel quartiere St.Johannes sono state inserite nel piano delle attività didattiche regolari, ogni giorno, coinvolgendo anche i genitori degli alunni stranieri,con periodici incontri di informazione e di valutazione dei risultati ottenuti.
L' inserimento è stato effettuato sia sotto forma di scambio (Austausch) tra i contenuti dell'insegnamento sia sotto forma di collaborazione tra insegnanti svizzeri e stranieri ( kooperative Zusammenarbeit),segnatamente nelle classi di inserimento (E.K.) dove più numerose sono le difficoltà di apprendimento dei nuovi alunni arrivati da poco.
Sicuramente a St.Johannes siamo di fronte ad un approccio scolastico interculturale che ha inteso porre le lingue e culture " diverse " sullo stesso piano della predominante lingua ufficiale della scuola locale.
Cosi' i corsi H.S.K. sono stati integrati nell' insegnamento scolastico e per essi sono state previste due ore settimanali con gruppi di non più di 5/6 alunni,riducendo in tal modo i problemi di frequenza e le difficoltà di organizzazione didattica,ormai noti con i corsi linguistici di 15-20 alunni stranieri.
Come abbiamo direttamente constatato,siamo convinti che la presenza della lingua materna nella scuola locale porta positivi risultati in tutto l' insegnamento,come confermano in una relazione i docenti sperimentatori:"Foerderungsmassnahmen,wie der Verbesserung der Unterrichtssituation" ,sia nelle classi d' inserimento (E.K.),sia nelle classi normali (R.Kl-).viga




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domenica 27 maggio 2007

Educazione interculturale in Svizzera

P r e m e s s a
La Svizzera come Confederazione possiede ventisei sistemi scolastici diversi che sin dai tempi di Rousseau e Pestalozzi si sono strutturati in modo autonomo secondo le caratteristiche cantonali di ogni regione.
Le autonomie scolastiche locali hanno permesso anche nel settore scolastico la realizzazione di esperienze interculturali diverse sin dall' inizio degli anni ' 80, in considerazione anche del fatto che nelle scuole elvetiche rilevante è la percentuale ( in media il 15 % ,nei grossi centri urbani come Zurigo,Basilea,Berna,Lucerna,S.Gallo si arriva anche al 22- 25 %) di alunni di origine straniera In questo contesto un supporto alla dimensione interculturale viene fornito in Svizzera da diversi organismi specifici ,le cui attività sono poco conosciute dagli esperti e studiosi italiani:
. Conferenza dei Direttori cantonali della pubblica istruzione - E.D.K. - che, dal 1972,ha presentato Raccomandazioni sulla scolarizzazione dei bambini stranieri e sull 'insegnamento della lingua materna attraverso i citati corsi linguistici ( H.S.K.-Kurse )
- Commissione federale per gli stranieri - E.K.A. - che ,con studi,proposte e iniziative,ha posto in evidenza le esigenze formative e linguistiche dei figli degli immigrati
- Il Centro Pedagogico-didattico di Berna,- C.P.D. - creato e sostenuto dalle autorità italiane e dall' Ambasciata italiana in Svizzera,per la formazione ed aggiornamento dei docenti italiani dei corsi di lingua e cultura italiana.
- Ufficio federale della migrazione-U.F.M. - Sezione Integrazione,che intraprende studi ed iniziative,in collaborazione con i delegati comunali.regionali e cantonali all' integrazione degli stranieri in Svizzera.
Senza dubbio notevole è stato l'influsso delle citate Raccomandazioni (Empfehlungen)dell' E.D.K. nei sistemi scolastici dei Cantoni sempre preoccupati del pericolo di inforestieramento nella Confederazione e convinti che la presenza degli stranieri mette in pericolo " il carattere svizzero " nei diversi aspetti della vita sociale e civile.
Questi ed altri elementi hanno influenzato ed influenzano il sistema scolastico elvetico,anche in presenza di un diffuso decentramento scolastico affermato dagli art 27 e 27 bis della Carta federale che danno ad ognuno dei 26 Cantoni la sovranità su ogni aspetto della scuola di ogni ordine e grado (dai programmi al reclutamento del personale docente),in assenza di un ministero dell'istruzione.
A ciò si deve aggiungere il principio del pluralismo scolastico,in base alla presenza di quattro lingue nazionali usate a seconda dei gruppi linguistici stabilizzatisi nei diversi Cantoni della Confederazione.L'equilibrio linguistico trova la sua applicazione nel principio di territorialità delle lingue,secondo il quale si privilegia il legame terra-lingua al legame persona- lingua,in pro-
spettiva del pluralismo culturale e linguistico affermato nella Costituzione elvetica.
Ordine,trasparenza,democrazia diretta,semplicità nella diversità sono aspetti svizzeri presenti anche nel "sistema scolastico elvetico",estremamente ricco di soluzioni e modelli educativi diversi fra loro in un territorio molto esiguo ma variegato per caratteristiche storiche e culturali
già consolidate sin dai tempi della pace di Aarau (1712).
E s p e r i e n z e interculturali nelle scuole svizzere
Le iniziative esperite sull' educazione interculturale nelle scuole della Confederazione sin dall' inizio degli anni ' 80,grazie al sostegno di organismi specifici come l' UNESCO- sezione svizzera e il CPD di Berna, hanno interessato sia le scuole materne che quelle primarie e secondarie,proprio in relazione alla rilevante presenza ( 18- 20% ) di alunni di origine straniera nelle scuole locali. L'attenzione all' interculturale non ha interessato solamente il momento istruttivo dedicato alla lingua del singolo alunno immigrato ( italiano,spagnolo,greco,,slavo..), ma ha abbracciato il generale processo formativo nella classe interessata.
L' interculturale ha interessato tutto il sistema di relazioni che l'istituzione scolastica intrattiene con gli alunni sia all' interno che all' esterno ( genitori,enti,associazioni culturali,..).
Abbiamo seguito questo percorso educativo e sostenuto il ruolo interculturale che sin dall' inizio un'istituzione scolastica come il Kindergarten- scuola dell 'infanzia -ha nel processo di scolarizzazione e di integrazione del bambino d'origine straniera durante gli anni ' 90.
Tali esperienze interculturali sono riportate nel nostro lavoro su " Esperienze ed idee per la scuola materna in Svizzera. Intercultura e integrazione" (CPD-Berna ),nel libro di Silvia Husler su" Kinder auslàndischer Familien in Kindergarten ",nella documentazione sulla sperimentazione condotta nelle scuole di Zurigo-Limmattal.
Ci sono poi le iniziative pedagogiche sviluppate da Charles Mùller presso l' università di Neuchàtel per la formazione degli insegnanti in classi multilingui, le esperienze dei progetti svolti nella scuola di La Chaux-de- Fonds con " Heimatkunde auf Italienisch" il progetto pilota "Cooperazione con gli insegnanti stranieri " di Basilea, l'attuazione del modello interculturale " St.Johanns "nella scuola primaria di Basilea, altre esperienze e progetti sostenuti e presentati dalla Commissione svizzera dell' UNESCO nell' 8* seminario sulle esperienze interculturali,a Rorschach , S.G., 8-10 dicembre 1988(cfr. per tutto la bibliografia del Cap.IV- V del nostro citato
"Insegnamento della lingua italiana i Europa".
Si tratta di diverse strategie di intervento interculturale sviluppate in diversi ambienti scolastici,dalla scuola materna all' università,proprio perchè la prospettiva interculturale non può interessare solo un ordine di scuola. Le esperienze interculturali svizzera hanno avuto sin dall' inizio il merito di evidenziare due caratteristiche pedagogiche importanti, non rilevate finora dai sistemi d'istruzione di altri Paesi europei , compresa l' Italia ora coinvolta in tale problematica,o dai responsabili dell' istruzione pubblica :
1 - nel sistema scolastico locale la dimensione interculturale deve essere promossa e valorizzata sin dai primi anni di frequenza del Kindergarten, proprio per facillitare nei bambini stranieri l' ingresso nel nuovo ambiente ,per evitare i noti e soventi traumi :"..das Spiel stockt, es entsteht Streit und die Trànen fliessen ".per favorire l'" Identitaetsfindung der Kinder ".
2 - la necessità di una specifica preparazione pedagogica dell 'insegnante impegnato nelle classi multietniche e plurilingui,con frequenza presso l' università o le PHS (Paedag.Hochschulen) di appositi corsi che possono fornire conoscenze e competenze sugli aspetti e valori dell 'integrazione e della pedagogia interculturale.Ciò hanno sostenuto nelle loro ricerche molti esperti dell' intercultura,come Porcher,M.Rey,Dasen,Borrelli,Muller,Zaniello,Allemann-Ghionda,Filtzinger, come pure molti progetti e sperimentazioni finanziate dal Consiglio d' Europa e dalla Commissione dell' U.E. In questo settore la Svizzera,negli anni '80 e ' 90 è stata un valido laboratorio pedagogico e linguistico per l'educazione interculturale,con iniziative molto avanzate nei confronti di altri Paesi europei.
Tutti concordano nel richiamare l'attenzione dei responsabili delle politiche scolastiche dei vari Paesi su questo rilevante aspetto. Louis Porcher sostiene giustamente che " la formation des enseignants constitue un enjeu essentiel prècisement parce que c'est par elle que peuvent le plus efficacement etre transformèes les conditions de vie èducative des enfants ".Per questo motivo
la problematica interculturale deve essere inserita nel programma di formazione iniziale ( ed anche in itinere ) dei docenti presso l' università. Il sistema scolastico svizzero e le sue università si sono impegnati in questo settore in modo organico e continuo,in particolare gli atenei di Zurigo,Berna,Basilea ,Neuchatel e Ginevra,grazie anche alle continue sollecitazioni dell'EDK.
Come sostenuto in quel periodo,siamo certi che " é dalla formazione dei docenti che dipende il funzionamento del sistema educativo e dell 'insegnamento che viene da esso impartito.E' una dimensione che va considerata ,segnatamente se si vuole introdurre un' innovazione come l'educazione interculturale in sistemi scolastici diversi e poco omogenei,come quelli attualmente funzionanti nei Paesi europei....Occorre intervenire per modificare il tradizionale modello di formazione dei nuovi insegnanti ed in questo campo la Scuola Normale di Neuchatel, dal 1981,ha redatto un programma di formazione teorica e metodologica che affronta tutte le situazioni scolastiche comuni ai bambini stranieri "(cfr. cit.p. 166 ). Siamo convinti che la Confederazione Elvetica,con alla base il suo quadrilinguismo,rappresenta , anche per le iniziative in favore dei giovani d'origine straniera prese in autonomia in ambito cantonale, un m o d e l l o interculturale che altri Paesi possono seguire.
Quanti sono attualmente i sistemi scolastici dei Paesi europei,compresa l' Italia,che hanno affrontato , con piani di studio presso l'università ,la problematica della preparazione dei nuovi insegnanti per le classi plurilingui e multiculturali ?Ne riparleremo in seguito. viga

sabato 26 maggio 2007

Educazione interculturale nelle scuole in Svezia

P r e m e s s a
La Svezia,stato democratico altamente industrializzato,per una serie di motivi storici e culturali, ha sviluppato nei diversi settori della vita civile una politica sociale molto aperta ed avanzata verso i propri connazionali come pure verso i lavoratori immigrati e le loro famiglie.
Per questi ultimi il governo svedese,sin dalla metà degli anni ' 60,ha impostato la sua politica sociale e culturale nei confronti dei gruppi di stranieri residenti tenendo presente tre criteri fondamentali,ancora oggi in vigore : uguaglianza,libertà di scelta,cooperazione.
Sul piano sociale ciò ha fatto si che gli stranieri potessero avere gli stessi diritti e doveri degli autoctoni e ,di conseguenza, potessero sviluppare nella scuola locale la loro lingua materna ed anche attività culturali ad essa collegate.
Con i primi due criteri ,uguaglianza e libertà di scelta, le autorità svedesi hanno inteso garantire a gruppi di lingua straniera la scelta su due possibilità :
- rimanere per qualche anno nel Paese d' immigrazione e mantenere i legami con la lingua e cultura del Paese d' origine
- rimanere definitivamente in Svezia ed occuparsi di più dell' integrazione nell' ambiente locale e del futuro scolastico dei propri figli.
Con il terzo criterio,cooperazione ( Partnerschaft ),le autorità svedesi hanno inteso segnalare tutte quelle iniziative che,reciprocamente, possono essere realizzate tra la popolazione locale e le comunità di stranieri residenti.
Si tratta di iniziative reciproche improntate sui principi della tolleranza e della solidarietà sociale ,che permettono di favorire una maggiore conoscenza tra la comunità locale e le comunità straniere.
Con queste premesse il governo svedese ha promosso e coordinato il progetto interculturale
che ha interessato sia i cittadini svedesi sia tutti gli stranieri che lavorano e vivono in Svezia,definendo per entrambi diritti e doveri.
Es p e r i e n z e interculturali nelle scuole svedesi
Nel settore scolastico la politica svedese verso i gruppi etnici ha emanato nel 1966 la prima disposizione di legge in cui si afferma nella scuola nazionale il sostegno governativo per la promozione della lingua svedese come pure per la promozione e per il mantenimento della lingua materna dei vari gruppi etnici. Da questa importante legge nazionale sono poi deri-
vate nel tempo altre specifici disposizioni,quali ,per esempio, il diritto all' insegnamento della lingua d'origine dei gruppi immigrati nelle scuole pubbliche (1969),il sostegno ai giovani stra-
nieri per la frequenza di corsi di lingua locale ,da 240 ore l'anno fino a 600,durante il periodo di lavoro (1973),riconoscimento del sostegno finanziario e del diritto all' insegnamento della lingua materna da parte delle autorità svedesi centrali e periferiche (1976), l'inserimento nella scuola materna svedese dell' insegnamento della lingua d'origine per i bambini dei diversi gruppi etnici(1979).
Senz'altro importante è stata la disposizione del 1976 che garantisce a tutte le comunità straniere presenti in Svezia il finanziamento e l' organizzazione dei c o r s i di lingua e cultura materna . Cosi ,diversamente da come si comportano negli anni '70 i sistemi scolastici di Paesi europei a forte immigrazione ( Germania,Francia,Svizzera,Belgio,..cfr. nostri studi del periodo), la scuola svedese dall' anno scolastico 1977- 78 inserisce l'organizzazione dei corsi linguistici nei piani di studio di tutte le scuoleprimarie e secondarie e promuovere con altre attività didattiche la dimensione interculturale nell' insegnamento sin dagli anni della scuola dell 'infanzia.
Così i bambini d' origine straniera possono apprendere per due anni la loro lingua materna,prima di entrare nella scuola dell' obbligo ( inizio a sette anni come in Svizzera).
Lingua m a t e r n a nella scuola svedese
Le disposizioni scolastiche emanate dal governo svedese nei confronti della lingua materna dei gruppi etnici presenti in Svezia hanno incoraggiato in tutto il Paese la diffusione dei corsi linguistici in favore dei gruppi di bambini anche per le comunità straniere meno preparate ed organizzate. E' stato certamente una concreta e giusta affermazione del diritto all'appredimento e mantenimento della propria lingua materna, che altri Paesi europei ,pur in presenza di raccomandazioni e risoluzioni di organismi europei ed internazionali (Consiglio d'Europa,Unione Europea, UNESCO, Onu,... ) hanno lasciato inattivo e senza sostegno.
Come abbiamo potuto constatare personalmente negli anni '80 e ' 90, le autorità scolastiche svedesi hanno finanziato ed organizzato i corsi linguistici ed attività connesse, secondo le richieste dei diversi gruppi etnici,sempre cercando di valorizzare ampiamente la lingua e cultura delle comunità emigrate.
Per i bambini stranieri i responsabili scolastici svedesi hanno previsto l' organizzazione di t r e tipi di corsi linguistici ( Lerngruppen ),secondo le caratteristiche dei frequentanti :
1 - gruppo con una sola lingua (monolingue )
2 - gruppo misto ( con due lingue di apprendimento (bilingue )
3 - gruppi integrati, con l' aggiunta della lingua svedese ( integrato).
Si è avuta una notevole diffusione dei corsi linguistici in tutte le scuole locali ed un aumento diffuso dei valori linguistici e culturali di ogni gruppo etnico, rapportati alla lingua e cultura degli abitanti della Svezia..
In questa esperienza interculturale insegnanti e scuole svedesi sono direttamente coinvolti ,insieme ai docenti dei corsi linguistici,nella programmazione ,nell'uso e nella scelta delle metodologie linguistiche. Così procede parallelo lo sviluppo e lo scambio tra L/1 e L/2, con la piena partecipazione degli insegnanti di madre lingua e di quelli della scuola locale.Si favorisce in tal modo lo sviluppo del bilinguismo o trilinguismo, a seconda dei soggetti interessati
Non c' è l' emarginazione o l' indifferenza ,notata in altri Paesi europei,verso la lingua e la cultura delle comunità emigrate e, segnatamente, verso l' insegnante dei corsi di lingua,docente spesso emarginato ed isolato dall'ambiente scolastico locale.
Le autorità comunali svedesi sono tenute a garantire l'organizzazione dei corsi linguistici ( locali,insegnanti,materiali didattici,..) per almeno quattro ore settimanali e per almeno 35 settimane l' anno,seguendo i calendari scolastici delle diverse zone.
Le spese sostenute per tale insegnamento linguistico dai Comuni sono rimborsate dal governo centrale,le lezioni sono tenute da insegnanti in maggior parte bilingui,che si spostano settimanalmente nelle varie località (Wanderlehrer).
Tutte le forme di organizzazione scolastica previste dalla legge svedese in favore degli alunni/studenti stranieri (classi in lingua svedese.corsi intensivi, corsi di sostegno linguistico ,corsi integrati,..) funzionano all ' interno della struttura della scuola locale.
I Dirigenti delle scuole primarie e secondarie (Schulbehòrde) sono tenuti a seguire tutte le iniziative e la loro realizzazione ( programmazione,organizzazione,valutazione) durante lo svolgimento dell' anno scolastico. Si interessano inoltre della frequenza dei corsi linguistici da parte dei bambini d' origine straniera e cercano di assicurare ,con il loro specifico intervento,le
migliori condizioni di funzionamento delle forme di organizzazione scolastica prescelta per le l esigenze formative della loro personalità. viga